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Artigianato e …altro

marzo 12, 2013
Ora che l’artigianato è completamente sparito per colpa non solo delle regole del profitto, si piange sul patrimonio perduto.
 
Sono cresciuta in un contesto anche cittadino dove quasi tutto girava sull’artigianato. Ovvero tutto si muoveva in funzione del grande stilista o in funzione della moda di qualità o del tessuto di qualità.
Una marea di disegnatori veramente abili, (in un tempo dove non c’erano i computer a disegnare) di modellisti ed esperti di tessuti (mai apparsi agli onori della cronaca)  senza i quali i grandi stilisti non sarebbero sopravvissuti o quantomeno le loro creazioni non  sarebbero esistite con la sola idea…E così dicasi della marea di altri artigiani considerati spesso bassa manovalanza rispetto ad un concetto ‘superiore’ di cultura o di idea.
 
Per non parlare di opere teatrali scarse o film  che si salvano per le coreografie, scenografie o per  i costumi, ma ditemi se alla gente che opera in questi settori viene dato il giusto riscontro ancora oggi….. 
Per non parlare di artisti conosciutissimi che manualmente non sanno fare nulla se non ci fosse chi lavora al posto loro.
 
L’artigianato è sempre stato discriminato da una certa intellighenzia…non capendo che qualsiasi contesto creativo ha le sue regole, e ogni contesto specifico ha la sua opera d’arte e artista nel suo genere.
 
Oggi ci troviamo che la maggior parte di gente che si occupa d’arte non adempie più a quelle regole di libertà espressiva che dovrebbero essere fuori da qualsiasi condizionamento, politico , culturale e di solo mercato, mentre rientrano solo in maniera spudorata nelle leggi del business e in chi tira le fila del tutto. Un’‘opera d’arte potrebbe anche diventare un atto politico, ma sempre fuori dai condizionamenti politici che sono ben altra cosa. Diventa atto politico solo nel momento in cui l’artista percepisce qualcosa di stridente in quello che lo circonda e quindi lo denuncia attraverso l’opera .
 
Per assurdo domani l’opera artigianale , che comunque sia, onestamente parte per essere immessa nel mercato e infatti deve seguire quella logica poichè nessun rivenditore comprerebbe oggetti artistici che potrebbero rimanere invenduti se la propria clientela non li gradisse ( e si fanno studi specifici di mercato in questo senso) potrebbe rimanere storicamente visibile e tangibile ai posteri di un saper fare realmente manuale, mentre alcune opere classificate ‘d’arte’ oggi potrebbero scomparire nel nulla poichè  costruite sulla base del solo concetto senza alcun tipo di supporto tecnico che la tenga in vita. Ma soprattutto è il fine con cui è gestita l’arte d’oggi che l’ha snaturata e l’ha declassata a ben altro.
 
Ben vengano quindi gli studioli dove poter scambiare liberamente pensieri e opere per il piacere fine a se stesso (un po’ come si usava tantissimi anni fa) se i grandi intellettuali , artisti e quant’altro si prestano ad essere usati come specchietti per allodole in manifestazioni che non sempre hanno le finalità culturali che promettono.
 
Chissà, forse i veri movimenti di oggi sono la minoranza silenziosa che ha compreso certi meccanismi e li ha rifiutati dopo averli conosciuti.
 
Forse bisognerebbe insegnare ai bambini a sviluppare i sensi prima ancora di altro, senza i quali neppure la cultura potrà venir ‘assaporata’ un domani nella maniera giusta.
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