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Considerazioni sul dibattito ‘artista e sistema’ con Andros e critico

aprile 29, 2019

The-artist5a

The Artist

Sculpture by Andros
Pvc & metal – 16x40x16″ – 2015
Pvc e metallo – 40x100x40 – 2015

Kinetic sculpture with a moving butterfly
Scultura cinetica con una farfalla che batte le ali

Ritorno sul dibattito ‘Arte e Sistema’ tra il critico e Andros.

Ora diventa più arduo interpretare il pensiero di Andros su cosa avrebbe potuto rispondere all’intervento del critico sulla parola ‘artista’ ( a me ha dato la sensazione di un depistaggio da parte del critico sempre non abbia proprio compreso la pertinenza del tema) poiché lo ha interrotto definitivamente portando il discorso sul fatto che tutti potevano essere artisti, dall’architetto, disegnatore di moda, immagino anche i concettuali…ecc. ecc. ecc.

E finito il discorso tutti a casa felici e contenti…a parte Andros che mi era sembrato abbastanza alterato e si era chiuso in un silenzio eloquente della serie : – con i sordi che non vogliono sentire non c’è nulla da fare.-

Dopo di che è successo quello che è successo e, per cortesia , non chiamatemi performance artistica la sua morte, solo un gesto estremo di una patologia (depressione) che era diventata cronica e che gli era sfuggita di mano.

Per forza di cose, riprendo io il filo del discorso interrotto. E’ certo che sì : tutti possono essere degli artisti nel loro genere, ma è la finalità che è diversa. Un artista che non dà un’impronta commerciale come priorità alla sua opera, dovrebbe essere libero di esprimersi come crede e non gestito dal sistema con annessi e connessi….

La finalità è principalmente la comunicazione che non dovrebbe essere mai pelosa e di tendenza o strumentalizzata dal mercato.  Un artista anche ‘concettuale’ dovrebbe perlomeno sapere gestire la materia e non delegare artigiani ad eseguire le proprie opere. Altrimenti, come affermava Andros, la medaglia è fasulla.

Un architetto, uno stilista, un artigiano, per quanto bravi siano, devono per forza di cosa, se le loro opere sono finalizzate al commercio, tenere conto di cosa interessa al compratore, altrimenti fallirebbero subito. Poi c’è chi, in quanto capace e creativo, si toglie lo sfizio di creare qualcosa di unico, nel senso che rimane unico , ma non commerciale, proprio per i costi e perché non fruibile dai più. Capucci ha creato alcuni abiti che erano proprio sculture, invendibili, ma con un fine ben diverso dal commercio poiché nessuno li avrebbe comperati.

E’ chiaro che si possono vendere e acquistare anche opere d’arte difficili, ma è la finalità con cui sono state create che sono diverse. A volte penso a fotografi ‘famosi’ che hanno fatto foto ‘sociali’ davvero forti per industriali, che a me personalmente sono sembrate più una spettacolarizzazione della morte, che un messaggio sincero, anche perché gli occhi che li osservavano in giro per la città, non erano solo occhi di adulti, ma di bambini e di questo nessuno ne ha tenuto conto. Sperando che fossero accompagnati da genitori intelligenti che potessero spiegare.

Nessun industriale avrebbe messo a repentaglio la propria produzione, senza aver prima testato il mercato, l’umore della gente e la tendenza. Forse bisognerebbe dire che il vero ‘artista’ è stato l’industriale più che il fotografo….e su questo do ragione al critico. Tutti possono essere artisti nel loro genere 🙂

E con questo chiudo il discorso, ma lo dovevo ad Andros.

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