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Andros ‘ We’re All In Fine Format’

maggio 15, 2019

Resin and terracotta – 6x7x6″ each – 2017

Gocce per far traboccare vasi
Drops (straws to break the camel’s back)

Sculpture by Andros – Scultura di Andros
Resin and terracotta  – 6x7x6″ each – 2017
https://www.androsophy.net/

‘La voglia di imporsi nel flusso delle cose, di gridare “io esisto, e non mi avrete!”
Il desiderio di lasciare un segno, un messaggio nella bottiglia, che probabilmente nessuno potrà mai aprire. Quelli che accettano il falso perché così dicono tutti, scandendo il tempo e il suo ritmo anche per quelli che hanno ancora la forza di pensare, e se il caso di dissentire.’

Andros

.

Andros l’ho conosco da più di 15 anni . E la nostra conoscenza è stata principalmente nel condividere alcune realtà che girano intorno al mondo dell’arte e su ciò che ci circonda, dove non tutto è cristallino e far emergere la verità a volte diventa un boomerang per se stessi.

L’unico errore che ha fatto Andros, se errore si può chiamare o forse è più appropriato dire eccesso di affetto, è stato quello di pensare che la sua ”VERA” amante di una vita ‘ l’ARTE’ lo avesse tradito. Cosa che non è stato perché se mai è stato il sistema dell’arte ad averlo tradito.

Una vita spesa per l’arte , in tutto quello in cui ha creduto sinceramente, con grande onestà intellettuale e nel momento in cui si è sentito oppresso da certi circoli ufficiali dove all’inizio ci imbattiamo un po’ tutti e dalle non verità che spesso li contraddistinguono, si è dissociato scegliendo un percorso durissimo, fatto di sacrifici di ogni genere, senza mai chiedere supporto a nessuno, proprio per il suo modo di essere.

In un momento di fragilità fisica, emotiva e mentale, un pensiero maledetto lo ha portato a pensare che avesse sbagliato tutto nella vita. Cosa non vera perché ci fossero artisti come lui, con la stessa onestà intellettuale e sincerità, il mondo dell’arte sarebbe diverso. E tanti critici, galleristi veri o presunti , affittacamere ecc. ecc. e quant’altro, dovrebbero cambiare mestiere, perché se non ci fossero artisti che spesso si fanno manipolare, ben contenti di farsi manipolare, non esisterebbero neppure loro.

Andros ed io abbiamo sempre avuto un grande rispetto per la nostra privacy. Quello che soprattutto a me interessava, ma credo anche a lui, entrare in quella sfera mentale fatta di onestà intellettuale, di come opera un artista magari diverso da te nel modo di eseguire, di come sviluppa pensieri, creazioni e sperimentazione delle materie e materiali anche fuori dai canoni tradizionali soprattutto costosi, mettendo il suo sapere a disposizione di tutti quelli che gliene facevano richiesta. Andros rappresentava tutto questo.  E spesso mi e capitato di osservare che la riconoscenza , magari solo un grazie, a molti veniva difficile da dire.

Mi raccontava che era curioso come una scimmia per quanto riguarda tecniche sperimentazioni ecc. Tutto il resto, come d’altra parte anche a me, non interessava. Si arrabbiava solo quando qualcuno metteva in discussione la sua sincerità e la sua onestà intellettuale.

Il gossip sulla vita di un artista non dovrebbe interessare, ma dovrebbe interessare quello che produce o pensa . Un vizio tremendo che lo vediamo anche riferito ai grandi artisti deceduti. Si fanno mostre mettendo in evidenza prima la vita di un artista , con gli eccessi o presunti eccessi ( che nel corso dei secoli potrebbero anche non essere del tutto fedeli dai vari passa parola) e poi seguono le opere dell’artista senza nessuna precisazione di tecnica o altro.

Siamo ridotti proprio male.

Lui era veramente un artista per la vita che ha condotto, per quello in cui ha creduto. Non era uno di quelli , e ce ne sono tanti, che si infila una tutina di artista alla mattina, sofferenza e fatti personali inclusi per rendere più credibile il tutto, per poi sfilarsela alla sera come attrezzo da lavoro e ….di commercio.

Personalmente mi sono sempre sentita in difficoltà nei suoi confronti, per la sua cultura , per il suo vissuto fatto di privazioni e per vivere una condizione di vita decisamente migliore della sua. Quindi non ho nessun merito nel portare avanti delle idee che a volte erano anche sue. All’inizio abbiamo avuto delle incomprensioni sul termine ‘artista’. Io affermavo che il termine al giorno d’oggi non aveva alcun senso e che essere artista era principalmente ‘una condizione dell’essere’, anche perché guardandosi in giro l’abuso del termine era evidente. Lui invece rivendicava il titolo a tutto tondo, e poi ho compreso che aveva ragione lui dal suo punto di vista e di vita reale, di privazioni e di duro lavoro circoscritto solo al suo interesse principale : l’Arte. Un vita che pochi sarebbero stati in grado di vivere.

Non solo artista, ma ‘grande artista’. E questo termine, tutti quelli che lo hanno conosciuto glielo devono riconoscere.

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