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‘Sul filo delle mie radici’ + poesia di Wislawa Szymborska

‘ Sul filo delle mie radici ‘

olio su tela + radici+ foglia d’oro

di

Rossana Ruffini

Contributo alla statistica
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Su cento persone:

che ne sanno sempre più degli altri
– cinquantadue;

insicuri a ogni passo
– quasi tutti gli altri;

pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
– ben quarantanove;

buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
– quattro, be’, forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia
– diciotto;

viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
– settantasette;

dotati per la felicità,
– al massimo poco più di venti;

innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
– di sicuro più della metà;

crudeli,
se costretti dalle circostanze
– è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;

quelli col senno di poi
– non molti di più
di quelli col senno di prima;

che dalla vita prendono solo cose
– quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
– ottantatré
prima o poi;

degni di compassione
– novantanove;

mortali
– cento su cento.
Numero al momento invariato.

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Wislawa Szymborska
tratto da
‘ Discorso all’ufficio oggetti smarriti ‘
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‘Frammenti di visione’ + poesia di Arthur Rimbaud + Franco Battiato

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”Frammenti di visione”

di

R. Ruffini

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Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera;
trasognato sentirò la sua frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

Io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura,  lieto come con una donna.

 
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Arthur Rimbaud
 .
‘L’ oceano di silenzio’
Franco Battiato
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Augusto Marchetti – matita su carta

opera di Augusto Marchetti

matita su carta

http://www.dimensionearte.it/artista_opera.php?id_artista=839&img=1

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Può piacere più o meno il genere, ma di certo non si può dire che questo artista non ci sappia fare con la matita …

Aloïse Corbaz e osservazioni sul tema .

Aloïse Corbaz

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http://www.aloise-corbaz.ch/content.aspx

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Arte irregolare in Europa – Figure dell’anima- Mostra che risale al 1998

Credo che una delle più belle mostre che abbia mai visto sia stata appunto questa che comprendeva i pezzi della collezione Prinzhorn. Opere da cui hanno attinto parecchi artisti famosi.

A dire il vero eravamo quattro gatti a vedere quella mostra fra cui un signore divertente che continuava a sottolineare che non capiva come ci fosse poca gente e addetti ai lavori ad ammirare delle opere, per lui (e per me) splendide.

Era molto interessante e gli artisti erano ovviamente scelti con cura tra cui la più conosciuta Aloïse Corbaz

 Peccato che spesso non parlino mai di queste persone come artisti, ma come qualcosa di diverso da guardare con curiosità .

Penso che se ‘artista’ è principalmente una condizione dell’essere debbano essere considerati anche loro a pieno titolo, se pure nella loro anomalia. Potrebbero creare anche meglio di artisti normali che magari sono più scarsi creativamente e operativamente parlando.

Fra i poeti abbiamo celebri esempi. Alda Merini, Artaud e tanti altri considerati magari folli nell’epoca in cui sono vissuti e non considerati tali più tardi.

Forse, al di fuori delle loro ossessioni ( ma chi non ne ha?) sono gli unici che possono considerarsi veramente ‘liberi’

Non hanno problemi né di gallerie né di apparire né di produrre , anche perché se li costringessero a qualcosa di differente che non sentono farebbero sicuramente sciopero al contrario di altri 🙂

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Osservazioni personali +chiostro S. Matteo

Chiostro S.Matteo----

  Chiostro di S. Matteo

.chiostro3 (1)

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Il critico che non parla lo stesso linguaggio di chi ha operato, valuterà certamente l’opera solo dal lato tecnico e gli spettatori  osserveranno e  valuteranno conforme alla propria sensibilità che potrebbe essere completamente differente da chi ha operato. Senza contare che ci sono creativi , che magari vivono in contesti sociali – politici- e di conoscenza ristretti e molto sofferti. Non è che si possa dire : quelli sono delle nullità  perché non conoscono la digital art o altro e non fanno parte del nostro mondo perché non conoscono Cattelan o la Beecroft , Hirst o Ai Weiwei
 
Quindi, per me,  queste persone (che magari hanno una creatività stupenda) hanno il diritto come gli altri di esprimersi e passare pure alla storia e non si può affermare di certo che non appartengano alla nostra società contemporanea.
 
Si parla tanto di interazione (il più delle volte a sproposito) quello che ho notato io, in termini di interazione, è che si risolve quasi  sempre in prevaricazione e di compatimento nei confronti di chi si esprime diversamente. Mi diverte osservare quanto i difetti dei creativi siano simili ( e mi ci metto anch’io…considerando che i difetti non mi mancano) anche  se si parte dal proponimento di combatterli.
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 Quando un artista è osannato dalla critica è ora di cambiare, non solo, ma quando  si è pilotati ad una tendenza o un veicolo espressivo di tendenza e non di libera scelta espressiva si dovrebbe avere il coraggio di fare l’esatto contrario di quello che impongono, sempre compatibilmente alle proprie necessità espressive  o veicolo espressivo.
 
Inserisco un passo che ho trovato in un libro su Kandinskij che trovo molto attuale come concetto e affatto superato :
 
*Bello è ciò che è interiormente bello. Ogni forma ha un contenuto interiore. L’armonia delle forme è fondata sul principio l’efficace contatto con l’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde. Kandinskij non è mai dogmatico e afferma  ‘L’arte è eternamente libera. Fugge il dovere come il giorno la notte’ 
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“Centochiodi” recensione del film di Ermanno Olmi – prof. Luigi Gaudio

“Centochiodi” recensione del film di Ermanno Olmi – prof. Luigi Gaudio

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Se avete tempo e voglia guardate questo video …e ad ognuno le proprie riflessioni sul film di Ermanno Olmi regista ed uomo che apprezzo molto .

‘Ti regalo la luna’ + poesia di A. Artaud

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‘Ti regalo la  luna’

terracotta dipinta ad olio 

di

Rossana Ruffini

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Square

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Il giardino estendeva la sua sabbia alla caccia con i cani
Piena di cieli girevoli e di musiche occulte
Calmo lago in cui i bambini piccoli venivano a giocare.
E le formiche sgobbavano. Tornadi e foreste
Svincolate dall’essere unite alle spiagge dei tropici
Soffiavano la loro cenere in fiamme sulla terra imbiancata.
Qua e là pioveva. Nuvole stormivano
Con le loro fiancate cariche di atroci tempeste
E il bicchiere del giorno si riempiva come un vaso.
Dall’una all’altra pietra la notte spaziava.
Nei canali del cielo la luce si addormentava.
Uno ad uno i granelli del giorno diventavano rosa
Mentre la luna riposava tra le mani degli angeli
 .
Antonin Artaud 
Poesie della crudeltà
Fiabesca ed.

Tatiana Grinevich – Art of Belarus

bird-of-happinessgrinevichtatiana

‘ Bird of Happiness ‘

Tatiana Grinevich

olio su tela 80×100

http://www.art-katalog.com/russian

http://www.art-katalog.com/english/painter/911  

  Charles Bukowski + G.Gaber ‘I mostri che abbiamo dentro’

Giorgio Gaber
‘ I mostri che abbiamo dentro’
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Nei secoli passati
il pubblico ai concerti sinfonici
non aveva timore di mostrarsi
scontento per esecuzioni da cui
si sentiva offeso
ai nostri tempi
ho assistito
ho ascoltato
centinaia di concerti
e mai una volta che il
 pubblico
manifesti anche un’ombra di dissenso
per qualsiasi esecuzione.
forse che i nostri artisti della musica
saranno migliorati così tanto?
o sarà il decadere del coraggio.
l’ inettitudine della
mente massificata a
prendere un’autonoma posizione?
non soltanto nel mondo della musica
ma anche del resto?
la prossima volta  che sentirete
un concerto sinfonico
fate caso
all’applauso ubbidiente,
alla morte dell’uccello azzurro,
all’oscurarsi del sole
agli zoccoli dei cavalli
infernali
che battono sul nudo
terreno
dello spirito
umano.
 .
Charles Bukowski
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Vivian Maier fotografa + sito

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self-portrait

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November 1953, New York, NY

November 1953, New York, NY

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Undated, New York, NY

Undated, New York, NY

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La storia di questa fotografa è veramente inconsueta. Un’artista veramente libera nel silenzio propria visione, senza nessun tipo di condizionamento né imbonimento.  
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